Capitali italiani alla base del nuovo centro di supporto riabilitativo inaugurato martedì scorso nel distretto di Balçova a Izmir

Tra le strade di Balçova, noto distretto di Izmir, poco distante dalla conosciutissima Ata Caddesi, via dello shopping e delle passeggiate, martedì scorso c’era profumo di festa e di speranza. Sì, umut (speranza), questa la parola che riecheggiava presso il Balçova Sağlik Yaşam Sosyal Rehabilitasyon Destek Merkezi, che è stato inaugurato con la presenza di Aziz Kocaoğlu, sindaco di Izmir e nella Top10 dei sindaci del mondo della City Mayors Foundation, di Mehmet Ali Çalkaya sindaco di Balçova, del dottore Cüneyt Tuğrul, presidente dell’associazione Sağkal-Sağlik Kalite Derneği di Izmir, di Walter Montevecchi e di Mustafa Güçlü, rispettivamente chairman e coordinatore generale del gruppo Çimentaş, di Ergün Çiçekçi, direttore generale di Egepen, di Andrea De Lellis, in rappresentanza di Eldor e Nesim Tanğlay, direttore delle politiche sociali e familiari. Anche il console italiano in sede, Luigi Iannuzzi, era presente all’iniziativa così come tante personalità di spicco di Izmir.

Inaugurazione Sağlik Yaşam Sosyal Rehabilitasyon Destek Merkezi
Foto Credit: Autore

Nonostante il caldo torrido del periodo estivo, intere famiglie si sono riversate sullo spiazzale prospiciente la struttura per partecipare all’iniziativa, insieme ai numerosi promotori e finanziatori del centro di riabilitazione, sia privati che aziendali. Ma tra quest’ultimi spiccano due note aziende italiane operative a livello internazionale, molto conosciute anche qui in Turchia, e che in questo progetto si sono distinte per disponibilità e sostegno economico, Çimentaş ed Eldor, non nuove a queste iniziative. Difatti, appena qualche anno fa la stessa Çimentaş, congiuntamente alla G.M.S, aveva ricevuto in donazione dai comuni di Bornova e Balçova otto case da ristrutturare e da adibire all’accoglienza di bambini malati. Anche questo progetto andò in porto, e continua a ricevere ospiti e dare sorrisi non solo ai piccoli malati, ma anche alle loro famiglie.

Inaugurazione centro riabilitativo Izmir
due le imprese Italiane che hanno permesso la realizzazione del progetto sociale

Ieri l’inaugurazione del centro di riabilitazione ha coinvolto la popolazione del luogo in modo sincero e culturalmente affine: un banchetto per le bevande, un lokmacı (caratteristica figura del dolciario turco che per strada, a bordo di un camioncino attrezzato, impasta, frigge e distribuisce uno squisito dolce zuccherato a forma di ciambellina) a disposizione dei passanti e una banda musicale che ha accompagnato i momenti cruciali dell’evento.

Sì, perché aprire una struttura di questo tipo presuppone avvicinarsi alle persone, a quelle reali, soprattutto a quelle più povere e con meno alternative, che talvolta non hanno la possibilità di essere ospiti di parenti o di pernottare in hotel durante i loro lunghi periodi di degenza. Ma di ospedale e di “malato” il centro di riabilitazione di Balçova non ha proprio niente, mentre di accoglienza e tranquillità ne custodisce già il profumo.

Ristrutturata con accuratezza e attenzione dei particolari, messa in sicurezza dopo una lunga progettazione che tenesse conto in primis della funzionalità degli spazi, la struttura potrà accogliere fino a un massimo di 20 donne. Tutto nel pieno rispetto della persona, concepita nella sua integrità psicologica e con le sue esigenze di vita, a prescindere dalla malattia di cui è affetta. Le stanze, soleggiate e ammobiliate, non hanno nulla di simile ai dormitori ospedalieri in cui spesso sono costrette a convivere parecchie persone, ma sono progettate per garantire relax e privacy a donne che abbiano bisogno di un luogo in cui vivere mentre attraversano percorsi di riabilitazione quasi sempre molto dolorosi. Perché di “vivere” si tratta, non di semplice ricovero. “Vivere” gli spazi come se si fosse a casa propria.

E difatti la cucina, punto focale dell’ambiente domestico, soprattutto di quello turco, è attrezzata e accogliente, pronta per essere usata e per regalare alle ospiti piccoli momenti di felicità e di normalità casalinga. Come se non bastasse, all’ultimo piano dello stabile è stata resa agibile un’ampia terrazza, con cucina annessa, che permetterà di condurre attività esterne e che forse ospiterà corsi gratuiti per le donne ospiti del centro. Volontari italiani e turchi, che già fremono in una gara di idee e proposte avvincenti, saranno guidati dal personale altamente qualificato in servizio nelle struttura, con il fine comune del sostegno psicologico e dell’inclusione aggregante delle donne ospitate. A loro si aggiungeranno studenti turchi Erasmus provenienti dalla Germania, che potranno partecipare attivamente alla vita del centro, mettendo a disposizione degli altri le proprie competenze ed energie positive.

E siccome nulla nasce per caso, così è stato anche per questa iniziativa appena inaugurata. Rappresenta difatti, e con orgoglio, soltanto il più recente episodio di una lunga serie di attività di sostegno sociale che va ormai avanti da dieci anni. Una lunga collana di perle che unisce turchi e italiani, iniziata dalla dottoressa Buket Erer Del Castello, assistente del dottore Guido Lucarelli, eccellenza italiana e primo luminare ad avere effettuato il trapianto di midollo spinale, che la inviò alla Ege Universitesi per svolgere la sua attività di professore. Ancor prima, in Italia, Maria Chiera inaugurava questa rete a catena di solidarietà con l’ “Oasi dell’accoglienza” a Pesaro, che accoglie bambini malati di talassemia provenienti da qualsiasi parte del mondo.

Perché un gruppo di persone che condivide un obiettivo comune può raggiungere l’impossibile.

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