Commercio Italia-Turchia. Mentre oggi Mateo Renzi inaugura il Business Forum ad Istanbul, dove si parlerà dello sviluppo dei rapporti commerciali tra Italia e Turchia, è naturale chiedersi quale sarà lo sviluppo delle relazioni tra i nostri Paesi e cosa ci dovremo aspettare dal 2015. Per questo motivo abbiamo chiesto l’opinione di Massimiliano Traina, avvocato residente da 10 anni in Turchia e specializzato nell’assistenza delle imprese turche in Italia.

Gabriele Caliari, “Il doge Marino Grimani riceve i doni degli ambasciatori persiani nel 1603

Verso il 2015

di Massimiliano Traina*

In questo periodo dell’anno si é soliti dare una valutazione a quello che é stato ed é accaduto e sulla base di questa si tenta, per quanto possibile, di prevedere come sara’ il futuro. Da italiano mi piacerebbe essere ottimista, rischiando, pero’, anziche’ discutere di possibili visioni economiche, di diventare un visionario.

La crisi europea, della quale si parla da anni, é ora al suo culmine e non si scorge un miglioramento a breve; abbiamo difficolta’ evidenti sia nella micro economia sia nella macro, senza tener conto del debito dell’Italia verso l’Europa.
Alcuni Paesi, quali la Turchia, soffrono questa crisi in misura notevolmente inferiore grazie all’interesse e all’arrivo di societa’ italiane ed europee di ogni dimensione con conseguente afflusso di valuta straniera nelle banche turche.

La Turchia ha confermato nell’ultimo triennio il suo trend di crescita e, nonostante vi sia stato un calo del PIL del 2,5% circa nel 2014 causato dalla difficolta’ delle esportazioni per un cambio non favorevole alla Lira Turca, si prevede una ripresa del 3,5% nel 2015, in costante aumento presunto per i successivi 3 anni.

Nel 2014 il giro di affari dovuto all’import/export fra la Turchia e l’Italia, pur se inferiore rispetto all’anno precedente, é stimato in US Dolla 300.000.000 ove il 60% circa viene dall’import turco.

La non appartenenza della Turchia all’Unione Europea e la Sua ubicazione geografica assolutamente europea, fanno di questa nazione una potenza commerciale indiscutibile con una economia interna forte ed in costante crescita.
Sono presenti in territorio turco diversi organismi istituzionali che promuovono, stimolano e supportano gli investimenti esteri in loco: l’ISPAT (Investment Support and Promotion Agency of Turkey) promuove qualsiasi forma di investimento offrendo ogni tipologia di servizi gratuiti alle societa’ interessate, la KOSGEB opera specificatamente per le PMI (piccole medie imprese) turche, la YASED diffonde informazioni relative gli investimenti in Turchia e, per finire, la TUSIAD, paragonabile alla nostra Confindustria.

Per tutto quanto sopra detto, oltre alla reale difficolta’ di poter esercitare una attivita’ commerciale in Europa con particolare riferimento all’Italia, gli imprenditori stranieri da parecchi anni vedono nella Turchia un luogo ottimale ove trasferire le Loro attivita’ e/o svolgere le Loro produzioni, riportando, solitamente, i prodotti finiti nelle relative nazioni di appartenenza. Questo spostamento imprenditoriale, iniziato alcuni anni or sono, ha subito un rallentamento dal 2012 ad oggi non solo a causa delle note avversita’ economiche ma, anche, per la paura di una eventuale instabilita’ politica turca. Vi é stata una sensibile ripresa a partire dallo scorso giugno con un incremento mensile.

Si puo’ facilmente intuire che dal 2015 assisteremo ad un vero e proprio esodo verso la Turchia dovuto alle enormi difficolta’ in Italia ed a svariati fattori a favore della Turchia quali la vicinanza dal nostro Paese, la presenza di un importante porto commerciale, dei costi, sia di produzione sia della forza lavoro, inferiori ai nostri e, per finire, una tassazione vantaggiosa e non opprimente come quella italiana.

La Turchia é consapevole di quanto sta accadendo e si considera meta obbligatoria dell’imprenditoria europea pur non offrendo al momento grandi incentivi e linee di credito e finanziamenti per le costituende società straniere particolarmente vantaggiosi; vi sono, invece, agevolazioni fiscali diversamente accessibili a seconda delle normative relative, delle caratteristiche societarie e dei luoghi di insediamento delle societa’ straniere.

Le banche turche sono disposte ad accogliere le richieste di aperture di crediti di vario genere ad imprese straniere previa presentazione di ampia ed esaustiva documentazione commerciale e fiscale delle richiedenti, sottoponendole ai medesimi obblighi ed adempimenti delle banche italiane, con un costo del denaro finanziato assolutamente elevato.

Le societa’ italiane qui gia’ presenti sono un esempio ed un richiamo irresistibile per i nostri connazionali. Questa  trasmigrazione mette paura e condanna inevitabilmente l’Italia commerciale alla Sua fine; non si puo’ non evidenziare, infatti, che in qualsiasi momento ed ancor di piu’ in un periodo di crisi, la fuga di imprese con conseguente diminuzione di posti lavoro, produzione e giro di affari, vada ad aggravare maggiormente la gia’ gravissima situazione economica italiana.

Cari amici italiani, scordiamoci di tornare quello che eravamo; l’economia globale, infatti, sta mutando in maniera irreversibile, trasformando quei Paesi che un tempo chiamavamo, anche se in maniera ingiusta e non corretta, “terzo mondo” in Paesi emergenti, con conseguente spostamento dell’indice di benessere a favore di questi e, purtroppo, a  nostro discapito.

*Massimiliano Traina, romano, classe 1964. Per circa dieci anni ha lavorato come avvocato penalista per lo studio legale De Luca. Dal 2001 al 2004 lavora per lo StudioPLA, ossia Puoti Longobardi ed associati e dal 2004 ad oggi è partner al 50% dello stesso StudioPLA filiale di Istanbul. Assiste società italiane e straniere in Turchia e segue Clienti turchi con contenziosi in territorio italiano. E’ inoltre rappresentante per la Turchia della GFD (Global Fund Distribution).

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