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Le conseguenze promesse da Vladimir Putin non si sono fatte attendere. Dal ritiro dei prodotti turchi dal mercato, all’arresto di imprenditori turchi su suolo russo. Ecco le conseguenze della crisi sull’economia della Turchia.

Vladimir Putin, dopo l’abbattimento del proprio cacciabombardiere ai confini con la Siria, aveva promesso: “Ci saranno conseguenze”. Se molti all’inizio pensavano a ritorsioni di tipo militare, ora lo scenario di guerra è altamente improbabile mentre è concreto il rischio per l’economia del paese, che negli ultimi mesi aveva mostrato forti vulnerabilità e sulla cui stabilità il partito AKP aveva giocato la propria campagna elettorale recuperando quasi il 10% di voti rispetto a Giugno.

Il Primo Ministro Medvedev ha dato subito indicazione al governo di predisporre una serie di misure per congelare i rapporti economici e le iniziative congiunte con il suo storico partner. La Russia, infatti, è tra i primi partner commerciali della Turchia e il suo apporto diretto al PIL turco interessa diversi settori come l’energia, il turismo ed il commercio. Non solo, i Russi rappresentano la terza nazionalità, dopo gli iracheni e la arabi, per numero di proprietà immobiliari acquistate in Turchia acquistate nel 2015, settore che ad Ottobre era tornato a crescere del 8,8% su base annua dopo il crollo di settembre. [Hurriyet Daily News]

Si profila una sorta di embargo non ufficiale.

Energia

Relativamente al settore energetico, la Turchia dipende per il 90% dalle importazioni. In particolare, per quanto riguarda il gas, la mezzaluna è strettamente legata alla Russia. Il timore che maggiormente ricorre nelle pagine dei quotidiani nazionali è una limitazione della fornitura di gas naturale con un conseguente incremento dei prezzi al consumo in un paese che, negli ultimi anni, sta progressivamente diventando dipendente da questa fonte energetica.

A rischio sono anche le negoziazioni sul Turkish Stream, la linea di distribuzione di gas naturale che Turchia e Russia stavano discutendo come via alternativa all’attuale South Stream. Un investimento congiunto che avrebbe permesso alla Turchia di lasciare lo status di consumatore per diventare partner nella distribuzione e, quindi, di ridurre il prezzo di acquisto del gas dalla Russia. Processo che non è stato facile, anche per le continue pretese da parte di Ankara di un ruolo maggiormente centrale nella realizzazione dell’opera.

Rischia, infine, di essere bloccato l’investimento congiunto nella realizzazione della centrale nucleare di Ayakku. Sebbene la notizia possa essere vista con favore dai gruppi ambientalisti, il progetto, prima iniziativa delle tre attualmente in corso (le altre due sono con Cina e Giappone), rientrava assieme all’eolico e al fotovoltaico nella politica di mix-energetico finalizzato alla riduzione della dipendenza da importazione.

Turismo

Il 2015 può essere considerato l’anno nero del Turismo. La situazione oltre confine e la continua minaccia di attentati avevano già lasciato il segno sul settore. Nel terzo trimestre, i ricavi erano crollati del 4,4% sebbene grandi eventi, come il summit G20, abbiano favorito l’indotto locale.

Già nel quarto trimestre, anche a causa delle tensioni sulla questione siriana, il numero di visitatori Russi era sceso del 12,44%. Il turismo russo in Turchia contribuisce per il 14,65% sul totale, posizionandosi tra i primi paesi, secondi solo alla Germania.

Tra le prime reazioni all’abbattimento,  il governo di Mosca aveva consigliato i propri cittadini a non recarsi in Turchia e ai Russi presenti in territorio Turco di rientrare in patria. Molte agenzie dell’ex Federazione avrebbero già cancellato molti pacchetti e disdetto le prenotazioni. Un danno che, secondo le prime stime, si attesterebbe attorno ai 3-4 miliardi di dollari di perdita e che potrebbe segnare un colpo anche sulla occupazione legata al settore che secondo il World Travel and Tourism Council, impiegherebbe in Turchia circa 2,1 milioni di persone.

Commercio

Ad oggi il commercio bilaterale tra Russia e Turchia si attesta attorno ai 30 miliardi di dollari e, durante un incontro tra Erdoğan e Puntin, la Turchia aveva proposto l’obiettivo di far crescere questo valore a 100 miliardi entro il 2023. La bilancia comunque è sbilanciata, a favore della Russia. Le esportazioni turche verso la Russia nel 2014 sono state pari a 5,9 miliardi contro i 25,2 della Russia verso la Turchia.

Mosca, a quanto pare, ha già dato ordine di ritirare dal mercato quasi 800 prodotti turchi attualmente in commercio e alcuni imprenditori turchi, che in questi giorni si trovano in Russia per una fiera alimentare, sarebbero stati arrestati con l’accusa di falsa dichiarazione nel motivo della visita e sanzionati con 5.000 rubli e 10 giorni di detenzione [Hurriyet Daily News]

I danni collaterali

Oltre le relazioni dirette tra i paesi, l’abbattimento del jet russo e la crisi nata con esso hanno influenzato la moneta turca. Dopo un deciso rafforzamento a seguito delle elezioni che ha visto scendere il tasso di cambio di Dollaro e Euro, la valuta della mezza luna è tornata, seppur di poco, a perdere valore. Al momento il dollaro si attesta a 2,92 TL (dopo il minimo raggiunto di 2,79) e l’euro a 3,10 (dopo il minimo di 3,01).

Questo inevitabilmente influenzerà i prezzi al consumo che sono molto reattivi alle oscillazioni monetarie, con il conseguente rischio di una crescita ulteriore del tasso di inflazione annuale già molto alto (circa 8%).

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