il rispetto per gli anziani

Di fronte casa mia abita Efe.

Apro la porta del mio appartamento e lì, proprio di fronte, sullo stesso pianerottolo, ci sono le sue scarpe. È così che capisco che è in casa, o meglio, che è arrivato a casa della nonna.

Da quando sono a Izmir sono tante le cose che mi stupiscono, le cose che mi tengono lì, ferma, a pensare con lo sguardo di chi invece non vorrebbe provare stupore, ma il gusto della quotidianità.

Efe è un bambino di circa dieci anni, esile, dagli occhi scuri e dalla voce inconfondibilmente dolce e leggera. Questa è la prima cosa che mi ha colpito di lui.

Quello che nell’erroneo immaginario europeo sono gli uomini turchi, modi virili e voce e linguaggio prevaricatore, è introvabile in un bambino che ascolto tutti i giorni leggere storie alla nonna.

In Italia si è istituita la Festa dei nonni, grande manovra economico-commerciale, sulla scia di tante altre già vigenti da parecchio nel nostro paese, ma qui la festa è quotidiana e nei gesti.

Un rito, con tutto il suo valore pratico e conoscitivo. Di fronte a un parente turco anziano, anche io ho dovuto portare la mano al mento e poi alla fronte. Linguaggio e pensiero. Da quel momento inizia un circolo. Immaginiamolo ripetuto migliaia di volte, tra anziani e giovani. Dare importanza e sentirsi importanti. Un meccanismo psicologico e sociale che porta i componenti a stabilire ruoli ben precisi, ma alla fine senza forzature.

Chi si sente importante e saggio diventa automaticamente benevolo e generoso; la persona giovane gode della saggezza e della benevolenza.

In Turchia, il rispetto per le persone anziane è inculcato nel pensiero dei bambini già dalla scuola materna, in cui si inizia a onorare e celebrare il Padre di tutti i turchi: Atatürk. Nelle aule scolastiche la foto di quest’uomo dai capelli bianchi e neri è affissa al muro: il fondatore della Repubblica Turca ha una mano su un tavolo, il tavolo del presente, del lavoro, della storia e la testa rivolta in alto, al futuro.

Se per strada una persona anziana ha bisogno di attraversare la strada, c’è uno stuolo di persone che aspetta di fare solo questo. Se nel bus non cedi il posto a chi è più anziano di te incorri in occhiate e maldicenze pronunciate a mezza bocca da tutti i passeggeri.

E allora non mi capita più di assistere a scene, purtroppo comuni a Napoli, di ragazzi che nei pullman soffiano nelle orecchie degli anziani, spingono per la strada chi invece deve reggersi ad un bastone.

(Luigia Cristofaro)

1 Commento

  1. Molto interessante. Ed è scritto con capacità espressive notevoli. Aiuta ad uscire dagli stereotipi ed a strutturare il pensiero secondo la logica della positività e significatività d’ogni cultura.

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