Mustafa Koç

Morto all’età di 55 anni, Mustafa Koç è uno dei più prominenti – se non il più prominente – uomo d’affari della Turchia, erede della famiglia Koç e presidente della Koç Holding, un impero da oltre 30 miliardi di dollari, attivo in diversi settori: automobilistico, petrolio, elettrodomestici, hotel, bancario, educazione, difesa.

Nel 2012 Mustafa fu il primo Turco a ricevere dall’Italia il premio Leonardo, considerato l’Oscar dell’Economia, per il suo impegno nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Italia e Turchia. Del suo gruppo, infatti, la partnership con Fiat, con la quale a Bursa, proprio qualche mese fa, ha lanciato la produzione della Fiat Egea, che in Italia arriva con il nome di Nuova Ritmo. Non solo, è a lui che si deve la partnership con Unicredit per la creazione della banca Yapı Kredi, di cui il gruppo italiano è socio.

Solo per far capire l’importanza di Koç Holding, basti pensare che, oggi, il gruppo rappresenta un quinto della capitalizzazione della Borsa di Istanbul. Oltre che per il valore economico del suo gruppo, l’attenzione posta alla notizia della sua morte da parte dei media Turchi va ricondotta sia alla storia del gruppo, la sua personale e a recenti fatti di cronaca politica.

Il gruppo Koç, infatti, inizia nel 1926, appena a ridosso della nascita della Repubblica di Turchia. Come nel tipico “sogno americano”, racconta il Financial Times, il nonno di Mustafa partì con un investimento di 8$ per raggiungere una quota di mercato interno del 20% a fine anni novanta, per raggiungere una capitalizzazione di 31 miliardi di dollari nel 2014.

Mustafa inizia la sua vita lavorativa nel 1984 presso il gruppo Tofaş dove inizia come Direttore Commerciale Estero e Assistente al Direttore Generale Vendite. Sposato con la francese Caroline Giraud dal 1992,  diventa presidente del consiglio di amministrazione della holding solo nel 2003.

E’ durante la sua presidenza che il Gruppo Koç è stato oggetto anche di attacchi politici, in particolare dal 2013 quando in Turchia scoppiarono le proteste di Gezi Parkı. In quell’occasione l’allora Primo Ministro Erdoğan accusò il gruppo di difendere le proteste. Durante gli scontri, molti manifestanti, infatti, trovarono rifugio all’interno del Devan Hotel (di proprietà della famiglia Koç), dove fu allestito anche un pronto soccorso per assistere i feriti. La polizia, in quell’occasione, nel tentativo di disperdere i manifestanti, lanciò gas lacrimogeni all’interno dell’hotel dopo aver utilizzato i cannoni ad acqua per aprire le porte. In poche settimane, il gruppo fu oggetto di ispezioni da parte dell’ufficio tasse.

In quell’occasione la famiglia Koç decise di rimanere in silenzio ma, nel Marzo 2014 – ricorda l’Hürriyet Daily News –  in una intervista esclusiva al quotidiano Hürriyet, Mustafa Koç dichiarò: “Abbiamo scelto di non rispondere anche se siamo stati attaccati molto, durante e dopo Gezi. Non è nel nostro stile combattere con il nostro stato”

 

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