Nascosta tra i palazzi di Pasaport a Izmir, a pochi metri dalla più ben nota San Policarpo, la Chiesa di Santa Maria è il simbolo dell’eredità Fracescana di Izmir e conserva al suo interno un organo del XIX secolo realizzato a Verona che, grazie al lavoro di un altro italiano, Antonio Bianchin, e del magnate levantino italo-francese Lucien Arkas, ha ritrovato una seconda vita.

Chiesa Santa Maria - Pasaport - Izmir
Interno della Chiesa di Santa Maria a Pasaport (Izmir)

Realizzata nel 1341, la Chiesa è stata colpita più volte da terremoti e ha resistito a diversi incendi che hanno colpito la città. Distrutta da un terremoto nel 1688 aprì nuovamente le porte una decina d’anni dopo grazie al contributo della comunità olandese di Izmir. Nel 1889 fu distrutta da un incendio e tornò a vivere grazie all’Imperatore Francesco Giuseppe.

Le facciate Nord, Sud e Est della chiesa sono piuttosto semplici, ma la facciata principale e lo spazio interno sono ottimamente ornati. La chiesa riprende gli stili architettonici e decorativi dell’antichità. Le prime cose che si osservano nello spazio interno sono il soffitto con struttura in ferro, un soffitto ornato e l’abside. L’edificio è stato posizionato simmetrico e longitudinale direzione est-ovest. Ha un piano basilico a singola navata e riporta elementi risalenti all’era rinascimentale e barocca nelle finestre, colonne e nel materiale utilizzato. Le colonne sono di ordine corinzio e l’ingresso è costituito da tre porte, una principale e due laterali. La porta principale è aperta solo in giorni rituali.

Oggi la Chiesa, ornata da una Madonna con il Bambino e statue di Maria, è teatro di eventi musicali annuali, tra cui il concerto di Natale organizzato dal Consolato d’Italia.

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