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Photo Credits – Barbara Oggero

Provare a guardare la Turchia attraverso i luoghi comuni che permeano l’immaginario Italiano nei confronti del paese della mezza luna. Nel libro “Viaggio in Turchia attraverso i luoghi comuni” (disponibile solo in formato kindle su Amazon al prezzo di 1,99 Euro),  l’autrice Barbara Oggero , che nella vita fa la fotografa e foto reporter, racconta il suo viaggio in moto con il marito da Istanbul, alla Cappadocia, al profondo dell’Anatolia sino a Pammukale ed Efeso guardando al paese secondo i preconcetti e i luoghi comuni che costantemente si sentiva ripetere.

Quando mio marito e io – scrive l’autrice nella premessa – comunicammo a parenti e amici la decisione di compiere un viaggio in Turchia, in moto, da soli e on the road, l’intensità delle loro reazioni variò in base al coinvolgimento affettivo, andando dallo spaventato dei genitori allo stupore di amici meno assidui. Tutti però pensarono che eravamo due folli (o avventurieri) a recarci senza la tutela di un tour operator in un Paese considerato meno evoluto del nostro e con una cultura più integralista“.

Il libro, che si legge tutto d’un fiato, è un modo nuovo e divertente di guardare alla Turchia. Ne abbiamo parlato direttamente con Barbara…

Viaggio in Turchia attraverso i luoghi comuni
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Perché raccontare la Turchia attraverso i luoghi comuni?

In Italia spesso ci si rifà ai luoghi comuni che coinvolgono la Turchia per esprimere dei concetti, basti pensare il diffuso “fumare come un turco”. Questi hanno sedimentato nella nostra cultura dei pregiudizi verso il Paese (e il popolo), così visitandolo ho utilizzato proprio tali stereotipi per osservarlo e trovare una chiave di lettura/interpretazione diversa.

Come mai hai deciso di intraprendere un viaggio in Turchia e per di più in moto?

In Turchia, Istanbul a parte, non ero mai stata e per conoscere un paese bisogna spingersi al suo interno altrimenti si rimane sempre con l’idea patinata offerta dalle grandi città. La moto è il mezzo che utilizziamo da diversi anni mio marito e io per percorrere rotte relativamente vicine.

L’assenza di barriere tra noi e la strada mi da la sensazione di assorbire meglio la realtà locale. In Turchia poi, dove le moto di grossa cilindrata sono piuttosto rare, è stato anche un veicolo per stringere relazioni con le persone, sebbene l’inglese sia poco conosciuto.

Quali sono i luoghi comuni che ti sei sentita ripetere maggiormente dai tuoi amici e partenti?

Il sopracitato “fumare come un turco” è stato un po’ il leit­motiv della mia infanzia per motivi famigliari.

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Photo Credits – Barbara Oggero

Ci racconti un po’ il viaggio?

Il viaggio è stato un vero on the road, fatto di tappe kilometriche (perché in Turchia tra un posto da visitare e l’altro corrono almeno 500km di villaggi e terra adibita a coltivazioni) e soste di alcuni giorni per esplorare le zone.

Siamo partiti da Torino e siamo entrati in Turchia via terra, dal confine greco: i controlli da parte turca sono piuttosto serrati e l’attesa rischia di essere lunga, ma nulla è davvero lasciato al caso. Da lì siamo scesi verso l’area archeologica di Pergamo ed Efeso, abbiamo fatto il bagno nelle vasche di travertino a Pamukkale e visitato Konya – il cuore dei dervisci rotanti, ci siamo fermati nella meravigliosa Cappadocia e percorso un pezzo della Via Licia; sulla via del ritorno ci siamo fermati nella penisola di Gallipoli per vedere i campi di battaglia dove è nato il moderno stato turco. Un’esperienza tutto sommato completa anche se la Turchia è davvero grande e un unico viaggio non basta per vederla.

Quale spirito avevi prima della partenza?

Ero tranquilla ed emozionata, come prima di ogni viaggio. Non avevo particolari preoccupazioni, se non dove avremmo parcheggiato la moto durante la notte.

… e poi con quale spirito hai vissuto il tuo viaggio?

È stato molto bello e mi sono anche divertita. In Cappadocia, dove abbiamo trascorso cinque giorni a fare trekking tra le valli, ho lasciato un pezzetto di cuore: è un posto incredibile sia per il panorama, che per il modo in cui è organizzato. Si ha la sensazione che l’intera comunità locale vigili su sicurezza, servizi e pulizia perché il turismo è la fonte principale di reddito e qualsiasi evento negativo può avere ripercussioni a dannose.

Secondo la tua esperienza, quali sono i luoghi comuni più sbagliati sulla Turchia?

In realtà è un po’ da rivedere tutta l’idea sulla Turchia. Al netto degli ultimi tragici eventi, la Turchia è un paese in crescita ed espansione che tenta di aprirsi all’Europa anche se non vuole esserne parte, soprattutto per le imposizioni economico-finanziarie. Da donna posso dire di aver riscontrato un evidente maschilismo nei rapporti interpersonali, ma non lo avevo mai sentito come luogo comune.

Un aneddoto che ti ha più divertito rispetto ai luoghi comuni?

L’aneddoto più divertente è stato appena prima di partire quando, tra le tante raccomandazioni, ci hanno detto: “Fate attenzione, ché là sono turchi!” come richiamo all’urlo “Mamma, li turchi” che veniva lanciato tempi or sono in occasione degli sbarchi dei saraceni sulle nostre coste.

Pensi di ritornare in Turchia?

Certo: vorremmo esplorare la parte nord e poi scendere verso il Monte Nemrut per visitare le famose teste. Sempre in moto, naturalmente!

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