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Appena concluso il Festival di San Remo, dove ha accompagnato Grazia de Michele, Paolo di Sabatino è stato ospite della Ventiduesima edizione di Izmir European Jazz Festival grazie al supporto del Consolato d’Italia a Izmir. Oltre alla performance all’Ahmed Adnan Saygun Sanat Merkezi di Venerdì 6 Marzo, di Sabatino ha tenuto un workshop di musica d’insieme a cui hanno aderito 25 musicisti e per il quale ha portato diverso materiale tra cui sue composizioni e rivisitazioni per preparare un concerto per la sera del 9 Marzo.

Sono stato a trovarlo nel suo albergo, poco prima dell’esibizione di Venerdì. Arrivato all’appuntamento, Paolo mi stava già aspettando nella hall e, sebbene fosse la prima volta che ci incontravamo, non è stato difficile entrare in sintonia sin da subito. Abbiamo parlato di tutto, dalla sua presenza al Festival, ai suoi progetti sino alla questione della diffusione della cultura ed i problemi che ci sono in Italia in tal senso.

Essendo abruzzese e insegnando al Conservatorio de L’Aquila la mia prima curiosità è andata sulla città e alla situazione ad ormai sei anni dal terremoto…

Procede a rilento, ma qualcosa succede – mi dice Paolo – Il Conservatorio, ad esempio, non si è mai fermato. Ci sono delle stagioni musicali sia quella della Sinfonica Abruzzese sia quella dei Solisti Aquilani; c’è la stagione teatrale. Quindi a livello culturale si fanno delle cose. Il centro storico è ferito, ma si spera nel futuro”, lasciando intendere che a livello di ricostruzione rimane ancora molto da fare.

Come sei arrivato a Izmir?

Ho visto questa manifestazione girando su internet. Ho mandato una proposta al Consolato, con il mio curriculum e discografia. Lo hanno ritenuto meritevole, anche perché io sono capo dipartimento del Conservatorio de L’Aquila ed essendo loro interessati anche alla parte didattica, hanno visto una buona opportunità anche per uno scambio.

Prima volta in Turchia?

No, è la seconda. La prima volta un paio d’anni fa a Istanbul con Antonella Ruggero con cui ho collaborato in Souvenir d’Italie, un progetto sulla canzone italiana tra gli anni 30 e 40 con arrangiamenti Jazz curati da me e da un altro paio di musicisti. E devo rire che mi trovo molto bene. C’è un bel clima, non solo per quanto riguarda il tempo, ma anche per le persone.

Ti sei diplomato al conservatorio e, immagino, quindi, tu abbia una formazione classica per poi dedicarti al Jazz. Ma fai parte di quei jazzisti puri o ti piacciono le contaminazioni?

Assolutamente non sono un purista. Mi piacciono le canzoni tanto che ne ho scritte per Mario Biondi, Grazia de Michele; ho fatto collaborazione con Antonella Ruggero, ho fatto due volte il Festival di San Remo, l’ultimo proprio quest’anno con Grazia de Michele e Mauro Corruzzi. Mi piace la musica Brasiliana, quella Cubana, il Tango, mi piacciono le contaminazioni elettroniche. Quindi direi di essere versatile.

Il Jazz negli ultimi 20 anni ha avuto un revival…

Si, tuttavia le persone ancora oggi seguono quegli artisti e musicisti che hanno molta visibilità e trovo invece che dovrebbe tornare a scoprire quei musicisti che hanno meno esposizione mediatica. Secondo me è un po’ questo che manca in Italia… Cosa si dovrebbe fare? Un po’ difficile. E’ un po’ il cane che si morde la coda. Fanno suonare musicisti che hanno esposizione mediatica perché così la gente compra il biglietto. Se metti musicisti di una certa fama, non sempre sono quelli più bravi. Certe volte sono quelli che hanno avuto maggiori opportunità. Io inizierei dalle scuole, perché secondo me il problema più grosso dell’Italia sono le Scuole. Inizierei proprio dalle scuole materne a far ascoltare musica di qualità.

Invece è stato ridimensionato l’insegnamento della musica nei programmi educativi…

Si e se il paese volesse essere più ricco dovrebbe puntare sulle nostre eccellenze, sul fatto che abbiamo un patrimonio artistico che tutti ci invidiano. C’è un grande rispetto per l’Italia e per gli Italiani. Quando viaggio all’estero mi accorgo che c’è un grande rispetto per il nostro paese, per la nostra cultura. Invece noi la trascuriamo. Ci siamo inariditi. Non c’è rispetto per la cosa pubblica. Importante è la mia sedia, importanti sono i miei 30.000 euro al mese, poi non importa se cadono i pezzi da una statua del Bernini.

Con i tagli alla Cultura, penso che chi non abbia delle major sotto abbia un po’ di difficoltà…

Le Major sono tutte sull’orlo del fallimento. C’è molto ritorno delle etichette indipendenti e d è molto forte l’auto produzione. Se riesci, ad esempio, a realizzare il video giusto su YouTube, riesci a dribblare i canali tradizionali perché le nuove tecnologie, da questo punto di vista, hanno aiutato. Dall’altro, però, hanno ammazzato la musica con gli scarichi illegali, le masterizzazioni, ma anche quelle legali come Spotify e iTunes corrispondono una percentuale misera. Sono rimasto impressionato, ad esempio, da Farrel Williams che ha fatto 45 milioni di streaming su Spotify: gli hanno dato 2.500 dollari di diritti.

Ho letto che hai collaborato con Altan per un prodotto rivolto ai bambini. Di cosa si tratta?

Le Ninna Nanna di Pimpa. E’ un volume nato da undici mie composizioni che ho scritto per i miei figli, Caterina e Luigi, poi li ho sottoposti ad Altan a cui sono piaciuti molto. Sono poi nate queste storie, che lui ha disegnato, con le ninne nanne registrate su CD. Ci sono delle basi per cui con i genitori, o i bambini stessi, possono cantare queste ninne nanne. Si tratta quindi di un libro disegnato con i testi e un cd allegato.

Poi ho visto che ti sei spostato spesso in Giappone…

In Giappone ho pubblicato diversi album. Purtroppo, però, ho fatto una sola turnè anche se in Giappone sono a quota sei album e uno di questi, Luna del Sud, è stato inserito per una settimana negli hot shots di Billborad Japan.

Qualche progetto futuro?

Prossimamente farò due date ad Atene e un giro per l’Italia in diversi teatri e club tra cui il Blue Note di Milano il 24 di Marzo. Poi c’è in preparazione un album con un trio jazz e una orchestra sinfonica, composto per la metà da brani mie e l’altra metà da pezzi classici della canzone Italiana opportunamente arrangiati: da Azzurro, a Volare, Guarda che Luna, Donne di Zucchero…

Quindi un album con aspirazione internazionale…

Speriamo di si. Perché, come dicevano, oggi quello che è importante in un prodotto, purtroppo, non è la qualità ma è il riuscire a veicolarlo nel modo giusto tramite marketing, pubblicità, pubbliche relazioni… senza quello, oggi, puoi fare anche il più bel prodotto al mondo ma rimani a casa.

Alcuni Album di Paolo di Sabatino

Paolo di Sabatino - Voices
Voices

 

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