4women project

“4Women Project” è il nome del progetto focalizzato sulla violenza alle donne in Italia e a Izmir con l’obiettivo di migliorare le condizioni economiche delle donne più vulnerabili.

Parte del programma di fondi del Ministero degli affari Europei per il rafforzamento delle Organizzazioni non Governative locali e nazionali per la Prevenzione della Violenza Domestica contro le Donne, il progetto 4Women è coordinatp dalla Facoltà di Scienze Dociali della Università di Dokuz Eylül, la Association of Leader Creators (LIYAKAT) e le organizzazioni non governative Italiane ARCUS e Work in Progress.

Secondo alcuni dati riportati durante la presentazione dell’iniziatica, l’89% delle donne Turche sono state vittime di violenza almeno una volta, inclusi anche i casi di delitto d’onore, le cui norme furono abolite in Italia con la legge 442 del 5 Agosto 1981. Relativamente alle violenze di natura sessuale, alcuni dati evidenziano che il 17-18% delle donne Turche ne siano state vittima. L’incidenza sale notevolmente all’interno delle classi dei reddito basse, dove il numero di reati di violenza sessuale colpisce 1 donna su 2, per la precisione il 49,9%. Secondo il Prof. Canan Balir di Dokuz Eylül che ha fornito anche i precedenti dati, sembra che il grado di istruzione non sia un fattore determinante nella prevenzione di questi reati.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo dati riportati da Il Sole24Ore (leggi: Violenza sulle donne: nel 2013 già 128 vittime. Fino a 17 miliardi spesi ogni anno in assistenza), solo nel 2013 la conta  “é arrivata a quota 128, con una rapida escalation: ad agosto risultavano un’ottantina di casi e le richieste di aiuto di donne vittime di stalking al numero attivato da Telefono Rosa sono aumentate nei primi sei mesi del 2013 di circa il 10%.”, con un costo sociale che supera i 17 miliardi di euro. Relativamente al profilo della donna-vittima, si legge nell’articolo, essa è “una persona piuttosto normale: una donna di età compresa fra i 35 e 54 anni, con la licenza media superiore nel 53% e la laurea nel 22%”. A confermare che anche in questo caso il titolo di studio non influenza la prevenzione.

I dati confermano quanto riportato dalla rappresentante di Work In Progress, Sara Petito, durante la presentazione dell’iniziativa dove ha evidenziato che il fenomeno è preoccupante anche in Italia nonostante ci siano leggi volte a proteggere le donne. Il problema è, secondo Petito (citata dal quotidiano Daily Sabah), la mancanza di investimenti nella creazione di una cultura contro la violenza che deve passare necessariamente anche nelle scuole.

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