Alessandro-Barbero

Il prof. Alessandro Barbero, docente presso L’Università del Piemonte Orientale, è volto noto di Rai Storia dove è consulente per la trasmissione “Il Tempo e La Storia”. Lo scorso 16 Settembre a Istanbul, in occasione delle Giornate della Cultura Storica organizzato dal Centro Culturale Italiano di Beyoğlu, ha tenuto una conferenza su Solimano il Magnifico. Lo abbiamo contatto e abbiamo cercato di capire l’evoluzione della Turchia da Solimano sino alla fondazione della Repubblica e al propagandato neo-ottomanesimo su cui lancia una provocazione: “sarebbe un’ottima cosa se dalla Libia alla Siria un nuovo impero ottomano si assumesse la responsabilità di mantenere l’ordine, anzichè lasciarlo fare all’ISIS…”

Sultan Süleyman, il Sultano Solimano, è stato tra i più influenti sultani dell’impero ottomano e spesso viene descritto come il più illuminato. Cosa lo distingueva dai suoi predecessori e cosa lo distinse dai sui successori?

I sovrani che passano alla storia sono spesso, non dimentichiamolo, quelli che regnano a lungo con successo, e dunque hanno il tempo di fare molte cose. Solimano ha regnato 46 anni, ha fatto grandi conquiste, ha lasciato meravigliosi edifici, ha legiferato abbondantemente: non era, evidentemente, uno sciocco, ma non è detto che sia stato per forza più illuminato di un altro, piuttosto ha avuto l’abilità e la fortuna di compiere molte cose.

Le testimonianze raccontano come l’Impero ottomano fosse un impero multi-culturale dove cristiani, alevi, ebrei convivevano affianco ai musulmani. Ma erano veramente trattati tutti in modo uguale?

Ovviamente no, i musulmani avevano una posizione privilegiata e tutti gli altri una posizione subalterna, per occupare posizioni di potere occorreva essere musulmani, e c’erano aspetti concreti – che so: il soldo pagato dal sultano ai rematori coscritti – in cui il trattamento era volutamente diseguale. Ma siamo nel XVI secolo: il fatto che cristiani ed ebrei (gli alevi sono musulmani, non li metterei sullo stesso piano) potessero vivere indisturbati e praticare pubblicamente la loro religione costituisce un contrasto sbalorditivo con i paesi occidentali dell’epoca.

Quale era il rapporto tra Islam e Sultano e, quindi, che effetti aveva sulla gestione dell’impero?

Il sultano era anche califfo, guardiano dei Luoghi Santi e principe dei credenti, per cui l’impero era ufficialmente musulmano e la legge fondamentale era la sharia.

Poi cosa è successo all’Impero? Come mai si è passati da un ambiente culturalmente vivace e a aperto a una progressiva chiusura?

L’impero ottomano assomiglia alla Spagna o all’Italia: è una vittima della progressiva marginalizzazione del Mediterraneo, che una volta era il centro del mondo e nel XVII-XVIII secolo diventa uno stagno periferico. Nel caso ottomano il declino è aggravato da una congiuntura demografica che penalizza Medio Oriente e Nordafrica. Tutto questo significa che mentre l’impero, e la sua capitale Costantinopoli, continuano ad essere multietnici e multiculturali, e dunque a modo loro aperti, i popoli e le culture che essi rappresentano sono sempre più periferici e arretrati.

In che senso la congiuntura demografica ha influito sul declino?

Mentre oggi siamo abituati a pensare a quelle zone come piene di gente, e soprattutto di giovani, con una demografia esplosiva, nei secoli dell’età moderna e fino al primo Novecento il declino economico e le pestilenze hanno provocato in Medio Oriente e Nordafrica un netto declino demografico, soprattutto in confronto a un’Europa in vigorosa crescita. Quando la Francia conquista l’Algeria nel 1830, l’Algeria ha circa 3 milioni di abitanti, la Francia ne ha più di 30! Oggi la Francia ne ha 66 milioni e l’Algeria 40 milioni, veda un po’ lei quanto sono cambiati gli equilibri…

Nel suo libro su Solimano il Magnifico (Economica Laterza) scrive che “Il turco può diventare un miraggio di palingenesi sociale”. Cosa intende?

Che nel XVI secolo non sono rare le opere letterarie o politiche in cui si fa riferimento alla possibilità, o alla profezia, di una conquista turca come all’unica possibilità per vincere le ingiustizie e le disuguaglianze della società occidentale, anche se beninteso si tratta quasi sempre di argomentazioni paradossali.

Quando Atatürk condusse la guerra d’indipendenza che portò alla fine dell’impero ottomano e alla nascita della Repubblica di Turchia, si segnò un profondo spartiacque tra le due epoche, quasi rinnegando completamente il passato della Turchia. E’ un altro esempio di palingenesi del turco?

In effetti il popolo turco storicamente ha rappresentato concezioni politiche molto diverse e addirittura opposte, nella polarità fra l’ideale ottomano di un impero multietnico in cui i turchi sono solo l’etnia dominante e l’ideale panturco di un’unione di tutti i popoli turcofoni. Atatürk, come prima di lui i Giovani Turchi, è più vicino alla seconda opzione e di conseguenza prende le distanze dal passato ottomano.

E’ tornato di attualità il rapporto conflittuale tra governo turco e popolazione curda. Il Kemalismo dalla sua nascita ha puntato alla “assimilazione” delle etnie all’interno del popolo Turco, in una sorta di pan-turchismo. Solo frutto dei nazionalismi del tempo ?

Come detto prima, Atatürk significava la modernizzazione della Turchia in un’epoca in cui ‘moderno’, ‘europeo’, significava ‘nazionale’ e gli imperi multietnici sembravano relitti del passato. oggi la fine del Kemalismo si colloca sotto il segno della riscoperta del fattore religioso: il che è certamente molto pericoloso, ma può avere il vantaggio di superare il vicolo cieco in cui è finita la prospettiva nazionalista.

Oggi molti osservatori, invece, ritengono che sia in atto uno smantellamento della visione di Atatürk a favore di una visione più neo-ottomana del paese. Esiste questa eredità ?

Posso solo dire che sarebbe un’ottima cosa se dalla Libia alla Siria un nuovo impero ottomano si assumesse la responsabilità di mantenere l’ordine, anzichè lasciarlo fare all’ISIS…

Alcuni libri del Prof. Alessandro Barbero sulla storia dell’Impero Ottomano

Alessandro Barbero – Le Ateniesi

Alessandro Barbero - Le Ateniesi
Alessandro Barbero – Le Ateniesi

Ultima sua pubblicazione, Le Ateniesi è un romanzo storico collocato in Grecia nel 411 a.c., 80 anni prima della rifondazione di Smirne da Parte di Alessandro Magno. Un periodo in cui la democrazia ateniese sembrava essere messa in discussione ed era in atto il tentativo di instaurare la tirannide.

Leggi la sinossi del libro: Le ateniesi

 

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