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di Silvia Iannuzzi. In una domenica autunnale grigia e ventosa la baia di Izmir mantiene un fascino potente ma il vento freddo e pungente può indurci a considerare qualche alternativa più confortevole come per esempio approfittare dell’offerta culturale dell’Arkas Art Center (Arkas Sanat Merkezi), che con la sua palazzina dei primi del XX secolo, sapientemente ristrutturata, si pone come un riferimento importante, visivo e sostanziale, di un patrimonio che forse meriterebbe una più incisiva valorizzazione.

Attualmente il centro ospita una bella mostra sul pittore Ali Riza Bey, visitabile gratuitamente fino al 28 dicembre, che si rivela un piacevole intermezzo di luci soffuse e colori pastellati e racconta una dimensione rurale e romantica della Turchia. Famoso soprattutto per le sue vedute di Istanbul e del paesino di Üsküdar, Ali Riza fu un importante rappresentante della pittura ottomana a cavallo tra Ottocento e Novecento e divenne un apprezzato maestro. La sua arte ha un valore documentario rispetto a luoghi o panorami ormai scomparsi, ma aggiunge un impulso di narrazione intima e affettuosa che dona ai suoi paesaggi e alle sue vedute una vivacità tutta particolare.

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Il tocco rapido e guizzante emerge ancora più evidente nelle opere a matita e carboncino e negli schizzi preparatori, cui è dedicata una sezione della mostra. Colpiscono alcuni disegni che, da una dimensione minimale e quotidiana, ritraggono il Bosforo con il tran tran delle barche e tutte quelle attività che ne popolavano le rive nei secoli passati.

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A chiudere il percorso espositivo, una selezione di studi di figura fra cui spicca un intenso autoritratto allo specchio dal quale emergono tutto l’orgoglio e la consapevolezza di Ali Riza nel suo ruolo di pittore e maestro che tramanda tradizioni e ricchezze proprie della cultura ottomana.

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Sicuramente una mostra che vale la pena visitare per entrare in contatto con iconografie e suggestioni visive di un passato tanto affascinante quanto vicino, troppo recente per lasciarlo scivolare via tra le mani senza averne assaporato la genuina bellezza.

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