Immagine: Euronews

Domenica scorsa, a Bruxelles, si sono riaperti i tavoli delle trattative per l’adesione della Turchia in Unione Europea. L’incontro era finalizzato alla gestione della crisi siriana e, in particolare, al controllo dei flussi migratori dalla Siria verso l’Europa che, come ben noto, utilizzano la Turchia come passaggio per raggiungere i confini dell’Unione.

Un incontro fortemente voluto dalla stessa Unione Europea, in particolar modo dopo gli attentati di Parigi quando il problema dei rifugiati diventa non solo una questione umanitaria, ma anche di sicurezza, sebbene dovrebbe ormai essere chiaro che il problema terrorismo è maggiormente legato alle seconde generazioni più che ai flussi migratori recenti.

A fronte di un impegno da parte di Ankara nella gestione dei flussi migratori, l’Unione Europea ha concesso alla Turchia: tre miliardi di euro da destinare all’accoglienza, la liberalizzazione dei visti di ingresso per i cittadini turchi e un’accelerazione dei negoziati per l’adesione di Ankara all’Unione Europea. Va precisato che la liberalizzazione dei visti, prevista a partire da ottobre 2016, è subordinata al completamento di una roadmap che sarà stabilita dalla stessa unione a marzo del prossimo anno e a cui faranno seguito sue report a Giugno e ad Ottobre per verificarne lo stato avanzamento. [Verbale Consiglio Unione Europea]

L’accordo raggiunto significa per l’Europa ingaggiare in modo forte la Turchia, che oggi ospita due milioni di siriani, nella gestione dei flussi. Per la Turchia significa avere un supporto economico ma, soprattutto, far fronte alla pressante richiesta da parte del mondo dell’imprenditoria turca di vedere agevolato lo spostamento tra i paesi. La riapertura delle trattative, dall’altro, permette all’Europa di tenere legata al proprio cordone la Turchia, di poter intervenire direttamente nei processi riformatori; alla Turchia di garantirsi l’accesso ai finanziamenti e agli aiuti che spettano ai paesi aderenti.

Insomma, una apertura e una collaborazione guidata da un reciproco opportunismo, supportata, però, da una ipocrisia di fondo. Perché, se da un lato è chiara la componente opportunista, meno evidente è quella ipocrita dove nessuna delle due parti ha un interesse reale nel raggiungimento dello scopo.

In caso di adesione della Turchia, l’Europa si troverebbe nel parlamento uno stato membro a maggioranza musulmana, fortemente rappresentato per il fatto di avere una popolazione di quasi ottanta milioni (superiore a quella tedesca), con il rischio di poter influenzare troppo le politiche di Bruxelles. Dall’altro la Turchia dovrebbe cedere parte della sovranità e la posizione di partner privilegiato, in cui ora si trova, grazie a cui può accedere ai finanziamenti dell’unione senza cedere parte della propria sovranità.

A questo si aggiunga la questione, non indifferente, dell’opinione pubblica che, da entrambi le parti e per motivi differenti, non vedono di buon occhio l’ingresso della Turchia nell’Unione. I Turchi in quanto delusi dai trascorsi delle trattative, quando la UE si rifiutava di chiudere i capitoli aperti alzando continuamente l’asticella delle richieste; la stessa imprenditoria turca, che cerca l’abolizione dei visti, in realtà teme la rimozione dei dazi e l’ingresso nel libero mercato poiché si troverebbe a dover competere con le imprese dell’Unione che, in questi anni di crisi, sono state costrette a rivedere i processi divenendo maggiormente competitive. L’Europa, dal canto suo, deve affrontare la questione interna legata alla percezione di una unione inesistente e percepita sempre più come distante dal cittadino. Una eventuale ammissione della Turchia, porterebbe non pochi problemi sul fronte della politica interna alimentando le posizioni euro-scettiche e i nazionalismi, perdendo al contempo la possibilità, dal punto di vista economico, di avere la propria Cina in casa.

A fronte di queste condizioni, esiste il concreto rischio che anche questo rilancio dei negoziati sia destinato nuovamente a raffreddarsi nei prossimi mesi. Il primo banco di prova sarà l’apertura del Capitolo 17, il prossimo 14 dicembre, relativo alle Politiche economiche e monetarie che prevedere, tra le altre cose, la riforma della Banca Centrale che dovrà necessariamente diventare indipendente dallo Stato, e non potrà intervenire direttamente con aiuti al settore pubblico. Per Ankara, significherebbe lasciare il già debole controllo sulla propria politica monetaria (basti pensare allo scontro tra lo stesso Erdoğan e la Banca Centrale sulla questione dei tassi di interesse) e non poter perseguire il dichiarato obiettivo di adottare la finanza islamica come modello di base per il paese. (Leggi anche: “Turkish watchdog to revise Islamic Banking Regulations” – Hürriyet Daily News).

Europa-Turchia: tre Libri per approfondire

La questione dell’ingresso nell’Unione Europea è un argomento complesso, di cui le osservazioni qui riportate costituiscono solo la punta di un iceberg costituito da dinamiche molto più articolate. Per poter comprendere meglio le ragioni del pro e del contro rispetto all’ingresso della Turchia nella UE, e dei motivi di confronto da ambo le parti, di seguito ecco alcuni testi che possono aiutare a chiarire i temi del dibattito.

La Turchia Bussa alla porta (di Carlo Marsili, ed. Università Bocconi, Prezzo Amazon: Eur. 22,10 – Prezzo Copertina: Eur 26,00). Carlo Marsili è stato Ambasciatore d’Italia in Turchia dal 2004 al 2010. Nel libro, pubblicato nel 2011, da una descrizione della Turchia che in quegli anni vide l’ascesa del partito AKP de spiega “perché un’Unione Europea senza la Turchia sarebbe inevitabilmente destinata a un ruolo di secondo rango rispetto non solo a Stati Uniti e Cina, ma anche a India, Brasile e altre potenze emergenti”. [Acquista su Amazon a 22,10 Euro invece di 26.00 Euro]

Perché la Turchia non può entrare in Europa (di Alexandre Del Valle, ed. Guerrini e Associati, Prezzo Amazon: Eur. 19,13 – Prezzo Copertina: Eur. 22,50 ). Giornalista e commentatore francese, noto per la sua critica all’islam radicale, nel suo libro del 2009, sottolinea come il rischio maggiore stia proprio nella popolosità del paese: “la Turchia potrebbe avere 90 milioni di abitanti e, quindi, il maggior numero di parlamentari europei. L’Unione avrebbe di conseguenza tra i suoi Stati membri un paese islamico in grado di far valere a livello legislativo istanze religiose e culturali totalmente estranee alle tradizioni del nostro continente” [Acquista su Amazon a Eur. 19,13 invece di 22,50]

Storia e politica dell’Unione Europea (di Giuseppe Mamarella e Paolo Cacace; ed. Laterza; Prezzo Amazon: Eur. 21,25 – Prezzo Copertina: Eur. 25,00). Non strettamente legato al processo di adesione, il testo giunto alla sua seconda edizione, è un utile strumento per capire l’evoluzione dell’Unione Europea sin dalle sue origini e la “sua capacità di cercare nuove soluzioni e di creare nuove istituzioni, e che l’ha posta di fronte a una scelta ineludibile tra la rinunzia definitiva al sogno dei suoi fondatori e la ripresa di un cammino verso un’ulteriore integrazione secondo un modello diverso da quello delle origini”. [Acquista su Amazon a Eur. 21,25 invece di Eur. 25,00]

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