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Destinazione Italia è la politica organica del Governo Italiano per attrarre gli investimenti esteri e favorire la competitività delle imprese italiane.

Per tale iniziativa il Governo ha deciso di attivare una consultazione online in cui chiede il contributo dei cittadini nella definizione delle misure.

Il progetto si compone di 50 misure che incidono su tutto il “ciclo di vita dell’investimento” e toccano numerosi ambiti: dal fisco al lavoro, dalla giustizia civile alla ricerca, dal rafforzamento della rete estera al miglioramento della reputazione dell’Italia all’estero.

Una misura in particolare (la M49) si occupa del coinvolgimento degli Italiani all’estero nella promozione dell’Italia:

Gli italiani che lavorano, insegnano e studiano all’estero sono i primi “Ambasciatori dell’Italia nel mondo” e, come tali, possono contribuire a raccontare in modo nuovo l’Italia all’estero e a attuare efficacemente la strategia di branding Paese. In particolare, gli italiani di più recente immigrazione – i nuovi “italiani globali” – sono una ricchezza rapidamente attivabile e “sintonizzabile” con lo sforzo di modernizzazione. 

La misura individidua tre soluzioni, tra cui quella dello sviluppo di servizi mirati per gli italiani che vivono all’estero per incentivare l’iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (A.I.R.E.). Quanto emerge dai contributi sinora inseriti (sono sette al momento in cui viene scritto questo articolo), si evidenzia principalmente la necessità di:

  • creare un network degli italiani che vivono e lavorano nel paese di riferimento
  • creare un sito dedicato all’AİRE per ottenere le informazioni su cosa comporta l’iscizione all’anagrafe
  • dare sgravi sulla casa in Italia per gli iscritti AIRE

Interessante, in particolare, l’intervento di un Italiano (Marco Ferraro) che, con molta probabilità, vive in Turchia:

Creare il “social network ‘Italian Lifestyle’ “.

Le azioni proposte sotto questa misura trascurano un campo di azione importante: quello di sfruttare il valore degli italiani all’estero “non inquadrati”. Va invece recuperato il potenziale di rete, di conoscenze, di esperienze, e anche di “immagine” di molti italiani che sono o vanno all’estero in modo indipendente, senza passare per programmi di studio, per associazioni imprenditoriali o centri di ricerca.

Per fare questo, lo strumento adatto è un “social network”.
A cosa dovrebbe servire? serve a “reclutare” un gran numero di risorse umane, che permettono la “copertura” di un intero paese.
Per fare un esempio, in un paese come la Turchia (ma potrebbe essere qualunque altro) esiste “un” Istituto di Cultura Italiana: nella capitale, Ankara.
Affidato solo all’Istituto di Cultura e magari all’ambasciata la capacità del sistema Italia all’estero di creare “punti di contatto” con realtà locali raggiunge solo la capitale e, al di fuori della capitale, altre città solo in momenti precisi (come in occasione di missioni commerciali).
Ma vi sono italiani che abitano in tutte le regioni del paese, da Izmir a Trabzon ad Antalya.

L’idea che sto proponendo è quella di mettere a sistema, in modo “leggero” tramite un social network, gli italiani che vivono in un dato paese. Questo permetterà di avere una copertura del paese molto più ampia di quella che si può fare tramite gli Istituti di Cultura (e, per altri versi, con le Ambasciate).
La logica di questa idea deve essere solo indirettamente una logica di policy, in quanto conviene che l’azione sia implementata tramite una società privata partecipata dal pubblico, o una public-private partnership. Dovrebbe essere ispirata e gestita con uno spirito di network, e mirare a individuare sul territorio di un paese degli “ambasciatori dell’Italian way of life”.
Tramite una logica di “reward” tipica di alcuni social network ci sarebbe una forma di incentivazione e di riconoscimento per i membri più attivi nella condivisione di informazioni su prodotti, attività ed eventi italiani. In alcuni casi, questi “ambasciatori dell’Italian Lifestyle” potrebbero essere anche dei non-italiani. Comunque, rimane essenziale che la comunicazione del network sia non istituzionale.

La misura M49 potrebbe e forse dovrebbe essere quella principale tra le 50 proposte, soprattutto in considerazione del fatto che gli “itaiani globali” (ovvero coloro che si trasferiscono fuori dal paese) sono in crescente aumento. I dati della Caritas, infatti, dicono che sono 5 milioni gli Italiani che negli ultimi 5 anni si sono trasferiti all’estero; di questi meno del 50% è iscritto all’AIRE. Come ben intuito dal Governo, questi Italiani potrebbero essere ambasciatori e promotori del paese.

Quale suggerimento dareste al Governo in questo senso?

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