Tra due giorni, Mercoldì 27 novembre prossimo, Il Bureau International des Expositions (BIE) deciderà il paese che dovrà ospitare l’edizione 2020 dell’EXPO. Le città candidate sono: Izmir (Turchia), Dubai (UAE), San Paolo (Brasile), Ekaterinburg (Russia). La candidatura di Ayutthaya (Thailand) è stata rigettata a causa di un mancato esplicito appoggio del governo tailandese.

La vera competizione, ad oggi, pare essere quella tra Izmir e Dubai. Izmir si candida con il tema “New routes to a better world / health for all”, principalmente incentrato sul tema  della salute e del rispetto dell’ambiente. Dubai, invece, ha un approccio net-futurista con “Connecting Minds, Creating the future”.

Premesso che la decisione finale è basta maggiormente sulla capacità di relazione internazionale dei candidati, dal punto di vista di comunicazione (sia per il tema scelto, sia per la campagna a supporto) se fossi chiamato a votare, nonostante il mio interesse ad una vittoria di Izmir, non avrei dubbi nello scegliere Dubai:

  • Primo. Dubai ha attivato una campagna di coinvolgimento “globale” sin dalla ideazione del tema della sua candidatura, coinvolgendo i migliori talenti nel mondo per la pianificazione della sua candidatura.
  • Secondo. La sua comunicazione è genuina e coinvolgente. In tutti i video promozionali, Dubai ha coinvolto direttamente la popolazione come “ambasciatore” della propria candidatura (imprenditori, studenti, uomini e donne), offrendo uno spaccato reale della propria società.
  • Terzo. Il master plan del sito che ospiterà l’Expo pone attenzione fortemente alla capacità di sfruttare le energie rinnovabili per alimentare la struttura e centra la sua organizzazione sul principio di “connessione”. Anche la conversione del sito dopo l’expo risulta essere maggiormente credibile.

La candidatura turca, al contrario:

  • risulta essere da un lato maggiormente artificiosa mostrando solo uno spaccato della società e mai un coinvolgimento diretto della cittadinanza.
  • In secondo luogo il tipo di comunicazione punta maggiormente alla “tradizione” con continui richiami al periodo greco e ottomano e ad una serie di richiami “ambientalisti” senza lasciar intravedere un reale sviluppo sostenibile che, nei fatti, invece, sta portando avanti attraverso numerosi progetti nel sociale e nei trasporti.
  • In terzo luogo il master plan, invece di passare attraverso una riconversione di aree presenti e in taluni casi degradate, va a lavorare su un polmone verde che rappresenta anche un ecosistema non solo per la flora, ma anche per la fauna.

Oltre a questo aspetto, Izmir sconta altri fattori interni ed esterni come le recenti proteste di Gezi e la situazione in Siria. Anche la candidatura di Istanbul alle Olimpiadi 2020 ha avuto il suo ruolo, disperdendo gli sforzi governativi nella costruzione del consenso attorno la comunità internazionale e non dando un segnale forte di interesse.

EXPO E CITTADINI

Per Izmir potrebbe essere una bella occasione per entrare in competizione con Istanbul e proporsi come alternativa di investimento per i paesi esteri. Attualmente, infatti, ci sono circa 300 imprese a capitale estero attive, di cui la maggior parte del settore industriale. Il settore servizi è principalmente legato al turismo e quello primario (agricoltura) ricopre un ruolo importante. La presenza dell’Expo potrebbe incrementare soprattutto il settore dei servizi, diversificandolo maggiormente e aprendo ai servizi avanzati che ad oggi sono principalmente concentrati attorno ad Istanbul.

Dette queste considerazioni, tuttavia la cittadinanza è un po’ discorde. A fronte di un mondo professionale e imprenditoriale ovviamente interessato, il cittadino comune pare non essere tanto entusiasta. Le motivazioni sono principalmente due. La prima, relativa alla tutela dell’ambiente: l’area destinata all’EXPO – come detto – è una delle poche aree non edificate della città. La seconda, relativa alla qualità della vita. Istanbul, in Turchia, è considerata una città invivibile per le sue dimensioni, costo della vita e numero di persone che vi abitano. Viceversa Izmir è la città considerata, generalmente, più vivibile per le sue dimensioni (ancora) a misura di uomo nonostante conti 4 milioni di abitanti. Il timore espresso è che l’arrivo dell’Expo accelleri una “istanbulizzazione” di Izmir.

Comunque, che sia Izmir o Dubai, in entrambi i casi quello del 2020 potrebbe essere il primo EXPO della storia ospitato da un paese medio-orientale.

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