Citta sotterranee cappadocia

La formazione vulcanica della Cappadocia ha permesso alle popolazioni, nei millenni, di utilizzare il terreno per trasformare le montagne in abitazioni. Non solo in superficie, ma anche nel sottosuolo.

Sotto il terreno della Cappadocia si estende una rete non precisata di città sotteranee. Si stima vi siano nella regione oltre 200 città di cui sono state rinvenute, ad oggi, una trentina e, di queste, solo dieci accessibili al pubblico. L’ultima scoperta in termini temporali risale a fine 2014 nei pressi di Nevşehir. (Leggi anche: “Cappadocia, scoperta una città sotteranea di 5.000 anni”).

La datazione colloca le città sotterranee a partire da 5.000 anni fa. Servivano, a quanto pare, come rifugio sia per mettersi a riparo dai rigidi inverni, grazie alla temperatura costante attorno ai 13 gradi, sia come difesa contro eventuali aggressori. Secondo gli studi archeologici effettuati, sembra che alcune di queste potessero ospitare decine di migliaia di persone, cifra che, una volta visitate, suona quasi mitologica.

Derinkuyu, viaggio verso il centro della terra.

Collocata nella provincia di Nevşehir, è tra le più imponenti strutture ed il miglior esempio di questa forma di urbanistica.

La datazione ufficiale fa risalire Derinkuyu (traducibile in “Pozzo Scuro”) all’VIII secolo a.C. ma alcuni pensano possa essere precedente e risalire addirittura agli Ittiti. Si estende per 85 metri di profondità e si articola su 13 livelli di cui solo 8 visitabili, collegati tra loro da una serie di cuniculi scavati nella roccia di cui, quello maggiormente impegnativo, è costituito da una scala di 101 gradini che in alcuni punti, a causa della sua altezza che raggiunge nel punto minimo i 150 cm, costringe a piegarsi su se stessi. Non è l’unico: molto spesso per spostarsi da un livello all’altro si devono attraversare passaggi molto stretti. Per questo motivo, come indica il cartello all’ingresso, la visita non è consigliata a persone che soffrono di cardiopatie, ipertensione e claustrofobia.

All’interno della città era stato predisposto tutto l’occorrente per periodi prolungati di permanenza. Si incontrano, quindi, cucine, cantine per fare e conservare il vino, ambienti dedicati per gli animali e per la conservazione dei cibi, ma anche chiese (con tanto di piamta a croce romana) e luoghi usati come scuole.

 

Impressionante è l’attenzione agli aspetti ingegneristici: il ricambio d’aria, per esempio, era garantito da condotti di ventilazione scavati nella roccia che portano l’ossigeno dalla superfice; le comunicazioni tra i livelli erano permesse da condotti in grado di trasportare il suono da un piano all’altro; il tutto sorretto da colonne e archi ricavati dal terreno che dimostrano una profonda conoscenza delle tecniche di costruzione. Ciascun corridoio, inoltre, poteva essere chiuso dall’interno con pietre rotonde ricavate dalla stessa roccia, in modo tale da isolare gli ambienti in caso di attacco.

Si pensa che Derinkyu potesse ospitare 20.000 persone, cifra che, come già detto, suona poco credibile considerando il fatto che, già se vi sono due gruppi di visitatori, diventa difficile spostarsi tra gli ambienti.

L’ingresso è a pagamento e costa 20 TL.

Gaziemir, la città bizantina

E’ tra le ultime città sotterranee scoperte, aperta al pubblico il 23 Giugno del 2007. A differenza di Derinkuyu, questa città si snoda su un solo livello e l’ingresso è oggi a cielo aperto a causa del crollo del soffitto dovuto, a quanto pare, dalla rimozione dei fanghi che lo coprivano e che avrebbe causato un cedimento strutturale.

La città comunque è affascinante. Composta di ambienti molto ampi, presenta come in altre città sotterranee tutto il necessario per poter vivere: cantine, cucine, stalle, ambienti di convivialità, camere e ben due chiese che hanno confermato come la città fosse utilizzata anche in epoca bizantina sebbene alcuni reperti la datino in epoca Ittita. La presenza di ossa di cammelli e cavalli conferma l’utilizzo della città anche come caravan serraglio nel periodo ottomano.

Le altre città

Come detto sono una trentina le città scoperte, di cui dieci sono quelle ad oggi visitabili al pubblico. Oltre a Derinkuyu e Gaziemir, meritano di essere visitate sicuramente Kaymakli, i cui tunnel vengono ancora oggi utilizzati per lo stoccaggio di merci e come cantine; Tatlarin, tanto ricca di affreschi con scene tratte dal vangelo che assomiglia più ad un monastero che a una vera e propria città sotterranea; Özkonak, città che si articola in 10 piani di cui solo quattro, purtroppo, sono oggi accessibili.

Città funzionali

Le città sotterrane e erano costruite come rifugio per mettersi al riparo sia dai fattori di rischio ambientali, sia da eventuali attacchi che la comunità poteva subire.

Dovevano permettere la sopravvivenza della popolazione per lunghi periodi e su tale principio erano realizzate. Pertanto l’elemento fondamentale era costituito dai pozzi di areazione che permettevano il ricambio dell’ossigeno e lo sfogo dei fumi generati dai fuochi accesi all’interno delle cavità. Attorno ai pozzi, quindi, si aprivano le sale. In particolare nei livelli più alti, per una facilità di trasporto, venivano collocate le stalle e i magazzini per lo stoccaggio dei viveri. Scendendo, poi, si aprivano le camere, le sale di convivenza e, in tempi più recenti, le chiese.

sezione-città

Laddove, come nel caso di Derinkuyu, c’era la disponibilità di fiumi sotterranei, venivano aperti pozzi per prendere l’acqua necessaria. In caso di assenza, i pozzi di areazione servivano anche a raccogliere l’acqua piovana che veniva stivata in cisterne e, all’occorrenza, ridistribuita attraverso canali di scolo.

I sistemi di difesa erano dati dalle pietre-macine che chiıudevano gli stretti corridoi di comunicazione e, come a DerinKuyu e Özkonak, i soffitti erano forati e collegati con il sistema di areazione che venive utilizzato per versare olio bollente sulla testa dei nemici, intrappolati dopo la chiusura delle porte.

In particolare nelle città a più livelli, erano presenti anche sistemi di comunicazione utilizzati come “interfono” tra i diversi piani e la superficie.

[si-contact-form form=’2′]

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"