Grazie anche alla casualità del fatto che si sia tenuto a pochi giorni dall’aggressione subita da una giovane turca in un autobus di Istanbul, solo perché indossava pantaloncini corti, la quarta edizione del Süslü Kadınlar Bisiket Turu (Il Tour delle donne eleganti in bicicletta) di domenica 25 settembre assume ancor più un significato politico, non solo per la mobilità ma per l’intera società.

Suslu Kadınlat Turu 2016
Foto: bikeitalia.it

Oltre 5.000 donne, in pantaloncini o gonna, hanno letteralmente occupato le strade di 28 città in Turchia, da Izmir ad Istanbul, da Ankara a Gaziantep e, per la prima volta, interessando anche Cipro, proprio nel momento in cui si intensificano le relazioni per ricucire lo storico strappo tra Turchia e l’isola greco-turca.

Le città del Süslü Kadınlar Bisiklet Türü
Le città del Süslü Kadınlar Bisiklet Türü

Non solo. Questa edizione ha aiutato a mitigare ulteriormente le paure e i timori che la delicata situazione del fallito colpo di stato e dello stato di emergenza hanno pervaso il paese. “Per la Turchia è un periodo di grande tensione e non sapevamo davvero cosa aspettarci” – ha spiegato Sema Gür, ideatrice della manifestazione – “Rinchiudersi in casa però non può essere una soluzione ed è per questo che non abbiamo voluto rinunciare.”

suslu kadinlar bisiklet tutu 2016

Il Süslü Kadınlar Bisiklet Turu, che prende vita la prima volta quattro anni fa ad Izmir, si svolge normalmente durante la Settimana Europea della Mobilità come risposta all’esigenza di ripensare gli spazi cittadini invasi da automobili.

Allo stesso tempo, però, diventa un simbolo di emancipazione femminile. L’evento, come ricorda Hürriyet Daily News, nei social media è stato collegato alla fatwa emessa in Iran da Ali Khamenei che vieta alle donne di andare in bicicletta in pubblico, anche se rispettano le regole islamiche sull’abbigliamento. In un Tweet, infatti si legge: “Guardate come le donne Turche possono facilmente andare in bicicletta, mentre le Iraniane non possono”.

“Una società può respirare solo attraverso la visibilità delle proprie donne – continua Sema Gür – quando sono sulla strada o in qualsiasi luogo nella loro vita quotidiana, senza alcuna paura. Siamo qui come individui liberi e domandiamo rispetto per le libertà individuali di tutti. Domandiamo rispetto per le biciclette, per le donne cicliste. Domandiamo rispetto per le donne.”

Sebbene l’interesse verso la bicicletta ed il ciclismo sia in aumento, si parla ancora di un fenomeno “marginale”. Solo il 17% della popolazione usa la bicicletta, percentuale che scende al 5% quando si guarda alla popolazione femminile. Ad Istanbul, solo 6 donne su 1.000 usano quotidianamente la bicicletta. Ma ciò – riferisce in un altro articolo Hürriyet che ha interpellato anche l’autorità religiosa – non ha nulla a che fare con la religione:” la bicicletta è ammissibile per donne e uomini”

Si tratta, quindi, di consuetudini che lentamente si modificheranno, grazie anche ad iniziative come il Süslü Kadınlar Bisiklet Turu.

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